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Tre problemi che gli host affrontano ogni giorno in struttura e come la tecnologia può aiutarli

Articolo di di Paola Recchi, Digital Transformation Advisor di BC Soft

Oggi prenotare un soggiorno è diventato estremamente semplice. Bastano pochi minuti per confrontare strutture, consultare recensioni, verificare la disponibilità e completare l’acquisto. Molto più complesso, invece, è gestire tutto ciò che accade dopo la prenotazione.

Non è un caso che la digitalizzazione sia diventata centrale anche nelle politiche per il turismo. Il recente lancio dello SmartTourism Digital ESG Check da parte del Ministero del Turismo va proprio in questa direzione: offrire agli operatori uno strumento gratuito per valutare il proprio livello di maturità digitale e di sostenibilità, individuando le principali aree di miglioramento. La valutazione, però, è soltanto il punto di partenza. La vera sfida è tradurre quella consapevolezza in soluzioni concrete, capaci di semplificare il lavoro quotidiano e migliorare realmente l’esperienza degli ospiti.

Nel mio lavoro incontro realtà molto diverse tra loro, dai piccoli hotel ai campeggi, fino alle strutture extralberghiere e ai territori. Eppure, molte delle difficoltà che affrontano sono sorprendentemente simili. L’host moderno non gestisce soltanto camere, arrivi e partenze: deve rispondere ad aspettative, richieste, imprevisti e bisogni informativi che accompagnano l’intero soggiorno.

In particolare, ci sono tre problemi che ricorrono quasi ogni giorno.

1. Rispondere continuamente alle stesse domande

“A che ora è il check-out?”

“A che ora apre la piscina?”

“Come funziona la Smart TV?”

“Cosa visitare in zona?”

“Che ristorante ci consiglia?”

Sono domande assolutamente legittime e fanno parte del rapporto tra ospite e struttura. Il problema non è rispondere alla singola richiesta ma alla stessa domanda decine di volte, attraverso telefonate, messaggi, email e conversazioni alla reception. Ogni richiesta richiede pochi minuti, ma la somma di queste micro-interruzioni può assorbire una parte significativa della giornata. A risentirne non è soltanto l’efficienza operativa: quel tempo viene sottratto all’accoglienza vera, all’ascolto dell’ospite e alla gestione delle situazioni in cui la presenza di una persona fa davvero la differenza.

La tecnologia può aiutare rendendo le informazioni più ricorrenti disponibili in autonomia, in modo ordinato, facilmente consultabile e soprattutto aggiornato. Non significa eliminare il contatto umano o delegare tutto a uno strumento digitale ma distinguere tra una richiesta standard, che può trovare una risposta immediata, e una necessità più complessa, che richiede attenzione personale.

Se un ospite può verificare autonomamente gli orari dei servizi in struttura o le attività e i luoghi da visitare nei dintorni, avrà accesso a queste informazioni esattamente nel momento in cui ne ha bisogno, vivendo un’esperienza più semplice, immediata e soddisfacente.

Allo stesso tempo, l’host può concentrarsi sulle esigenze degli ospiti e sul complesso lavoro organizzativo che sostiene ogni attività di accoglienza. Un lavoro spesso invisibile agli occhi del viaggiatore, ma determinante per la qualità del servizio.  La tecnologia, in questo senso, non riduce la relazione: la protegge dalle attività ripetitive, integrando la relazione umana con gli strumenti e i linguaggi del viaggiatore contemporaneo.

2. Rendere visibile ciò che la struttura e il territorio offrono

Il secondo problema riguarda una contraddizione molto frequente. Le strutture e i territori dispongono spesso di un’offerta ricca, ma una parte importante di questa offerta resta invisibile agli ospiti. Convenzioni con ristoranti e stabilimenti, escursioni, visite guidate, noleggi, transfer, degustazioni, musei, attività sportive, eventi e servizi aggiuntivi esistono già. Il problema è che il visitatore non sempre li scopre nel momento in cui potrebbero essergli utili.

Le  brochures  collocate in struttura  possono non essere consultate. Un messaggio inviato prima dell’arrivo può essere dimenticato. Un consiglio dato verbalmente durante il check-in può perdersi tra tutte le altre informazioni ricevute. Spesso, inoltre, la decisione di prenotare un’attività nasce quando il soggiorno è già iniziato: l’ospite cambia programma, nascono esigenze legate al momento ed al luogo  o cerca un’alternativa a causa del meteo.

In quel momento, la possibilità di accedere facilmente a informazioni organizzate e aggiornate può trasformare un interesse generico in una scelta concreta.

Ogni servizio non conosciuto rappresenta un’occasione persa. Per l’ospite, che vive meno opportunità. Per la struttura, che rinuncia a migliorare e personalizzare il soggiorno. E per il territorio, perché luoghi, attività commerciali, produttori ed esperienze locali rischiano di rimanere fuori dal percorso del visitatore.

Digitalizzare queste informazioni non significa semplicemente trasferire delle brochures sullo schermo. Significa organizzarle,  aggiornarle e renderle disponibili nel contesto giusto e al momento giusto. La tecnologia può così creare una connessione più efficace tra la struttura e l’ecosistema che la circonda, distribuendo valore anche alle piccole realtà locali.

3. Garantire continuità anche quando l’host non è presente

Il soggiorno non si interrompe quando chiude la reception o quando l’host termina la propria giornata. Gli ospiti possono arrivare in ritardo, modificare i propri programmi, cercare un servizio in orario serale oppure aver bisogno di un aggiornamento dell’ultimo minuto. Nelle strutture extralberghiere, inoltre, il modello di accoglienza prevede spesso una maggiore autonomia e una presenza non continuativa del gestore.

Il cliente contemporaneo è abituato ad avere informazioni immediate. Non cerca necessariamente una persona ma una risposta. La tecnologia può garantire continuità nelle informazioni e nei servizi senza imporre agli operatori una disponibilità permanente. Può comunicare indicazioni pratiche, aggiornamenti, cambi di programma e contenuti utili anche quando il personale non è fisicamente presente.

Anche in questo caso, il punto non è automatizzare ogni interazione. Le situazioni delicate, impreviste o personali continueranno a richiedere il contributo umano. Ma proprio per questo è utile evitare che l’attenzione dell’host venga consumata da richieste che potrebbero essere gestite in modo più semplice.

La maturità digitale si misura nel tempo restituito alle persone

Quando si parla di innovazione nel turismo, è facile concentrarsi sul numero di piattaforme adottate, sulle funzionalità disponibili o sulle tecnologie del momento. Credo invece che la domanda decisiva sia più concreta: questo strumento migliora davvero il lavoro di chi accoglie e l’esperienza di chi viaggia?

La tecnologia non sostituisce l’ospitalità. Al contrario, può renderla più autentica quando elimina attività ripetitive, semplifica l’accesso alle informazioni e aiuta a far conoscere meglio ciò che una struttura e un territorio hanno da offrire.

La maturità digitale non dipende quindi dal numero di strumenti utilizzati, ma dalla capacità di scegliere quelli che risolvono problemi reali. Se la tecnologia restituisce tempo agli host, rende più autonomi gli ospiti e crea una relazione più efficace con il territorio, allora smette di essere una complicazione aggiuntiva e diventa un alleato dell’accoglienza.

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Redazione Extralberghiero.it