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Incrocio dei dati fiscali per le locazioni brevi e strutture ricettive: cosa comporta?

Written by Sergio Lombardi

Via ai controlli sui redditi degli host e sulla city tax. Approvate dopo un anno e mezzo di attesa le regole sull’incrocio dei dati fiscali nell’extralberghiero. Coinvolti anche i Property Manager e gli altri intermediari

Il decreto interministeriale dell’11/11/2020, emesso dal Ministero Economia e Finanze (MEF) di concerto con il Ministero dell’Interno, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 dicembre 2020, rappresenta l’attuazione del Decreto Crescita, approvato definitivamente il 28/6/2019.

LO SCAMBIO DEI DATI

Qualche settimana fa, nel commentare la nuova formulazione proposta per il codice identificativo nazionale in questo articolo, avevamo notato che esso non comprendeva l’incrocio dei dati, ed ora se ne comprende il motivo. Sicuramente l’incrocio dei dati avrà un impatto molto più ampio della nuova regola dei quattro immobili in locazione breve con cedolare secca. I nuovi controlli sui dati incrociati riguarderanno infatti tutti i titolari di un account Alloggiati Web, l’applicazione del Ministero dell’Interno per comunicare i dati degli ospiti delle strutture ricettive e delle locazioni turistiche.

COME FUNZIONA

L’incrocio dei dati avverrà fra gli archivi di Alloggiati Web e quelli dell’Agenzia delle Entrate e dei Comuni con imposta di soggiorno e riguarda tutte le strutture ricettive, alberghiere ed extralberghiere, oltre che le locazioni brevi.
Le comunicazioni dei dati degli ospiti verranno confrontate con i versamenti e le comunicazioni periodiche e annuali dell’imposta di soggiorno (Modelli 21), e con le dichiarazioni dei redditi e Iva.
Mentre per l’imposta di soggiorno è più immediata la correlazione fra ospiti e tasse, per i redditi e per l’Iva dichiarati saranno più evidenti le situazioni di dichiarazione omessa del tutto, o senza i quadri relativi agli incassi turistici, o con differenze importanti fra volumi di ospiti e redditi e Iva dichiarati.
Niente vieta comunque all’Agenzia delle Entrate di chiedere ad ogni contribuente il dettaglio dei redditi dichiarati nelle situazioni dubbie, o di avviare accertamenti bancari, che potrebbero mostrare redditi non dichiarati, visto che la maggior parte delle OTA paga attraverso bonifici bancari.

E’ SOLO L’INIZIO?

Per ora, lo schema di condivisione dei dati fra MEF, Min. Interno e Comuni riguarda l’anno d’imposta 2020, ma sembra più che altro solo un connection test, una prova tecnica di funzionamento del database.
Ci risulta difficile pensare che, nel periodo storico con le minori entrate fiscali nella storia italiana, a causa dell’evasione fiscale e della crisi, lo Stato e soprattutto i comuni possano rinunciare a potenziali incassi.

Prescrizione

I tempi di prescrizione fiscale sono lunghissimi: il 2017, primo anno dell’era della cedolare secca per le locazioni brevi, si prescriverà solo nel 2024, e se la dichiarazione dei redditi è stata omessa, si arriva al 2026.

Aspetti penali

Oltre a rischiare sanzioni abbastanza salate (illustrate di seguito nell’articolo), chi non è in regola con l’imposta di soggiorno rischia anche azioni penali per peculato, ancora più probabili. A ottobre la Cassazione ha chiarito che le violazioni degli agenti contabili nel riversamento della city tax commesse prima del 19 maggio 2020 verranno ancora perseguite come peculato, punibile da quattro a dieci anni e mezzo di reclusione.

Come regolarizzare la propria posizione

In questo articolo del 22 ottobre, parlando della situazione in UK, dove Airbnb ha fornito i dati degli Host britannici al Fisco, abbiamo già analizzato lo scenario della regolarizzazione fiscale, individuando le azioni più convenienti.
Il ravvedimento operoso è ancora oggi possibile per chi non è in regola e consente di ridurre di molto le sanzioni.
Per esempio, le sanzioni ridotte per il versamento spontaneo di 10mila euro di imposte non dichiarate, sono di circa 500 euro, contro gli oltre 3mila euro delle sanzioni ordinarie applicate dall’Agenzia delle Entrate, senza tener conto degli interessi. Le sanzioni ordinarie salgono a 12mila euro e fino a 24mila euro nel caso di dichiarazione omessa. La possibilità di essere scoperti è diventata elevata, per il doppio sistema di incrocio dei dati italiano appena partito, ed europeo, come descritto in questo altro articolo.

Il rischio della cedolare secca

Se invece la dichiarazione dei redditi è stata presentata, ma non sono stati dichiarati tutti i redditi, paradossalmente la situazione è più pericolosa, se si è utilizzata la cedolare secca. Le sanzioni per la cedolare secca sono fra le più severe previste dal nostro ordinamento fiscale, arrivando fino al 360%, nel caso di omissione parziale.
Gli stessi 10mila euro di imposta non versata, se la dichiarazione è stata presentata denunciando solo parte del reddito con cedolare secca, vengono puniti con ben 36mila euro di sanzioni se a scoprire l’evasione è l’Agenzia delle Entrate, un motivo in più per regolarizzare con soli 500 euro con il ravvedimento operoso.

Property Manager e Agenzie Immobiliari

La comunicazione dei dati di Alloggiati Web all’Agenzia delle Entrate può complicare la vita anche ai property managers, alle agenzie immobiliari e ad ogni altro intermediario, se hanno omesso di comunicare o tassare i redditi da locazione breve dal 2017 ad oggi.
Anche le omesse ritenute sono ancora regolarizzabili.

Sergio Lombardi è Dottore Commercialista in Roma e docente di Extra Academy
Per quesiti e segnalazioni, scrivete a:
redazione@extralberghiero.it

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Sergio Lombardi

2 Comments

  • complimenti è un ottimo articolo !! Chiedo però un approfondimento sul ravvedimento operoso sulla “possibilità di regolarizzare con soli 500 euro” Saluti

    • 500 euro è solo il costo delle sanzioni ridotte. A questo vanno aggiunti i 10mila euro di imposta dell’esempio.
      La convenienza del ravvedimento sta nel ridurre le sanzioni da 3mila a 500 euro, o da 24mila a 500 euro nel peggiore dei casi

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