Entro il 30 giugno 2026 i Co-host professionali con partita Iva devono presentare la dichiarazione dei co-host all’Agenzia delle Entrate. La mancata presentazione comporta pesanti sanzioni e rischio di accertamenti.
I co-host sono tenuti a presentare il modello CLB, inserendo i dati anagrafici dell’intermediario, quelli dei proprietari, quelli catastali degli immobili e il reddito lordo dei proprietari. L’Agenzia delle Entrate ha appena aggiornato la versione del modello CLB lo scorso 12 maggio.
CHI DEVE PRESENTARE LA DICHIARAZIONE CO-HOST IL 30/6/2026
Ci sono due categorie di co-host professionali tenuti alla presentazione del modello CLB:
- Co-host con partita Iva che operano negli account dei proprietari;
- Property manager con partita Iva che non gestiscono pagamenti per i proprietari.
Entrambe le categorie sono obbligate alla presentazione entro il 30 giugno 2026 della CLB (dichiarazione co-host) e la sanzione per la mancata presentazione va da 250 a 2.000 euro per ogni comunicazione non effettuata, quindi per ogni proprietario.
PER QUALI PROPRIETARI VA PRESENTATA
La dichiarazione va presentata dai co-host solo per i proprietari che hanno locazioni turistiche non imprenditoriali.
La dichiarazione non va presentata per le strutture ricettive (CaV con servizi, B&B) non soggette a cedolare secca, e per le attività imprenditoriali (affittacamere, LTI…).
I proprietari di LT non devono presentare da soli questa dichiarazione, perchè è riservata ai co-host.
Nei casi in cui il property manager ha gestito pagamenti ed effettuato ritenute al 21%, questo modello non è applicabile, e va presentata la certificazione CU, il cui termine per l’anno 2025 era il 16 marzo 2026, ma è ancora possibile regolarizzarla.
COME SI PRESENTA
La dichiarazione dei co-host va presentata entro il 30 giugno 2026 con il modello Comunicazione Locazioni Brevi – CLB attraverso un intermediario fiscale.
SANZIONI
L’omessa, incompleta o infedele la dichiarazione dei co-host è punita con una sanzione da 250 a 2.000 euro per ogni proprietario.
Esempio:
Un co-host o un property manager gestiscono 20 proprietari. Se non viene presentata la dichiarazione, la sanzione sarà da 5.000 a 40.000 euro.
ASPETTI ORGANIZZATIVI
Molti property manager, per non strutturarsi e per semplificare la loro attività, non gestiscono pagamenti e lasciano incassare direttamente al proprietario. Anche se non incassano, i property manager sono tenuti a presentare annualmente il modello CLB.
CO-HOST NON PROFESSIONALI: NO CEDOLARE
Ricordiamo alcune particolarità del reddito dei co-host non professionali (senza partita Iva).
L’attività di co-host non è tassabile con cedolare secca, perché non è un reddito da locazione, ma una attività professionale non esercitata abitualmente.
Di conseguenza, il reddito del co-host è soggetto solo ad Irpef ed eventuali ritenute subite dai portali vanno inserite in dichiarazione per ricalcolare l’imposta totale dovuta.
Altra particolarità del reddito del co-host senza partita Iva è la sua occasionalità. Sotto i 30 giorni di lavoro e fino a 5mila euro nell’anno solare, come reddito occasionale è tassato con Irpef ma, superati questi limiti, il reddito co-host può diventare soggetto a contributi INPS e all’attività imprenditoriale con partita Iva – leggi la nostra analisi. I dati fiscali vengono forniti dai portali all’Agenzia delle Entrate con la certificazione CU e il DAC7.
NORMATIVA
La comunicazione CLB dei Co-host professionali è obbligatoria dal 2017, come previsto dal DL 50/2017. E’ suggeribile regolarizzare le comunicazioni CLB non presentate negli anni precedenti.
Sergio Lombardi è Presidente dell’Osservatorio sul Turismo dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Roma, autore di Extra Book e docente di Extra Academy
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