La manovra del Governo che prevede l’aumento della cedolare secca al 26% sulle locazioni brevi sta generando una vera e propria sollevazione tra le associazioni di settore dell’extralberghiero. La preoccupazione è trasversale: FARE, Property Managers Italia, Abbac, AIGO Confesercenti e AIGAB stanno portando avanti, con toni sempre più accesi, una battaglia a difesa di famiglie, piccoli proprietari e imprese che operano nel turismo alternativo.
Secondo FARE, la Federazione Nazionale delle Associazioni della Ricettività Extralberghiera, “Il provvedimento penalizza le famiglie e i piccoli proprietari, rischia di compromettere la liquidità del comparto e va contro ogni logica di giustizia fiscale. Non si può tassare allo stesso modo chi mette a reddito una singola unità immobiliare e chi opera con decine di appartamenti. Le case in Italia sono prima di tutto patrimonio familiare, non strumenti finanziari: il nuovo regime fiscale va a colpire proprio chi integra il reddito per mantenere una proprietà ottenuta spesso per eredità e non per investimento speculativo.”
Sulla stessa linea, Lorenzo Fagnoni di Property Managers Italia parla di “ennesima stangata” e di “errore strategico che scoraggia investimenti e porta instabilità normativa”.
Molto dura anche la posizione di AIGAB, l’Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi. Marco Celani, presidente, sottolinea come “l’aumento della cedolare secca rappresenti una stangata sulle famiglie italiane e rischi di penalizzare chi cerca di mantenere e valorizzare una seconda casa, in molti casi per eredità. Si tratta di un autogol clamoroso: il Governo aveva promesso di non aumentare le tasse e di tutelare il patrimonio immobiliare, invece si colpisce il ceto medio e si rischia di minare l’intera filiera dell’ospitalità alternativa che, solo nei primi otto mesi del 2025, ha portato oltre 41 miliardi sul PIL nazionale fra prenotazioni dirette, indotto e ristrutturazioni”.
AIGO Confesercenti, da parte sua, ribadisce: “Non siamo il bancomat del Paese, chiamati a coprire i buchi di bilancio coi nostri sacrifici. L’aumento della cedolare, insieme all’ipotesi di aumento dell’imposta di soggiorno, sarebbe un colpo durissimo alla competitività e alla domanda interna. Servono regole eque e un tavolo tecnico che ascolti davvero il settore.”
Le associazioni lanciano l’appello al Governo: serve un confronto urgente e l’apertura di un tavolo interministeriale sulla fiscalità del turismo diffuso. In assenza di ascolto, gli operatori temono gravi effetti su liquidità, offerta ricettiva e legalità, con il rischio concreto di favorire il sommerso e impoverire l’economia di molte città e territori.

