Il Governo accelera sulla tutela della proprietà privata con una nuova bozza del disegno di legge (DDL) sgomberi, recentemente approvato in Consiglio dei Ministri. L’obiettivo dichiarato è scardinare un sistema di rilascio degli immobili a detta di molti ritenuto troppo lento e inefficace, che spesso penalizza i piccoli proprietari travolti da morosità prolungate o occupazioni abusive. La riforma punta a un “riequilibrio” dei rapporti di forza, garantendo tempi certi per la restituzione delle chiavi. Vediamo le novità e i tempi.
La novità: l’ingiunzione di rilascio per finita locazione
La modifica principale riguarda il Codice di procedura civile. Viene introdotto un nuovo procedimento: l’ingiunzione di rilascio per finita locazione. Questo strumento andrà a sostituire la vecchia “convalida di licenza per finita locazione”, snellendo drasticamente i tempi burocratici.
Il proprietario potrà richiedere al giudice l’ingiunzione prima della scadenza del contratto. Una volta emessa, l’ingiunzione opererà “senza dilazione” a decorrere dal giorno successivo alla scadenza naturale dell’affitto.
Sfratti in 15 giorni
Il meccanismo è modellato sul decreto ingiuntivo: il giudice può ordinare il rilascio dell’immobile in tempi brevissimi, anche entro 15 giorni, con efficacia immediata. L’aspetto rivoluzionario per i proprietari è che l’eventuale opposizione dell’inquilino avverrà solo in un secondo momento e non sospenderà automaticamente l’esecuzione. In sostanza, prima si libera l’immobile, poi si discute nel merito.
Stop alle occupazioni abusive: basta l’atto notarile
Per quanto riguarda le occupazioni “senza titolo”, il DDL introduce una corsia preferenziale. Per avviare l’esecuzione forzata e rientrare in possesso della casa, il proprietario potrà presentare direttamente l’atto notarile che attesti la proprietà, evitando così di dover attendere i tempi di un intero giudizio di accertamento.
Semplificazioni tecniche: notifiche e domicilio digitale
La riforma interviene anche sui “colli di bottiglia” procedurali che spesso bloccano gli ufficiali giudiziari:
- Notifiche agevolate: Saranno considerate valide anche quando il destinatario è irreperibile o assente.
- Domicilio digitale: Viene promosso l’uso della PEC per rendere le comunicazioni legali istantanee e incontestabili.
- Morosità: Vengono ridotti i termini concessi agli inquilini per sanare i debiti prima che la procedura diventi definitiva.
Le tutele per le fasce deboli
Nonostante la stretta, il testo prevede delle clausole di salvaguardia per evitare emergenze sociali. L’esecuzione può essere rinviata per un massimo di 6 mesi nei casi che coinvolgono:
- Persone anziane.
- Disabili gravi.
- Malati terminali.
In questi scenari, scatta l’obbligo di segnalazione ai servizi sociali per attivare percorsi di supporto o soluzioni abitative alternative.
Oltre l’abitazione: i contratti interessati
La nuova norma non riguarda solo le case. L’ingiunzione di rilascio sarà applicabile anche a:
- Contratti di comodato.
- Affitto di azienda.
- Affitti a coltivatori diretti (mezzadria e colonia).
I tempi per l’approvazione
Nonostante in molti articoli si parli di decreto, quello all’esame delle camere è un disegno di legge, quindi ha un iter di approvazione lungo, ed è suscettibile di emendamenti e modifiche. Il Consiglio dei Ministri (nella seduta del 30 aprile 2026) ha approvato il testo accompagnandolo con una dichiarazione di urgenza. Questo significa che il Governo intende chiedere al Parlamento una corsia preferenziale per l’esame del disegno di legge, accorciando i tempi canonici di discussione nelle commissioni e in aula. Ma questo non accorcia la necessitò di passare attraverso Camera e Senato senza modifiche. In un percorso ottimistico ci si potrebbe riuscire entro l’estate, ma per la complessità della materia è più probabile verso la fine del 2026.

